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	<title>Centro Servizi Ambiente &#187; Green Economy</title>
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		<title>Facciotto (Conai): Revet è un modello per il Paese e dimostra che è possibile riciclare anche le plastiche eterogenee</title>
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		<pubDate>Thu, 17 May 2012 13:02:30 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.csambiente.it/green-economy/facciotto-conai-revet-e-un-modello-per-il-paese-e-dimostra-che-e-possibile-riciclare-anche-le-plastiche-eterogenee/">Facciotto (Conai): Revet è un modello per il Paese e dimostra che è possibile riciclare anche le plastiche eterogenee</a></p><p>&#8220;La Revet rappresenta l&#8217;esempio concreto di quello che io dovrei raccontarvi oggi&#8221;. Con queste parole il direttore generale del Conai Walter Facciotto ha iniziato il suo intervento al seminario (in)formativo destinato ai giornalisti, che Revet organizza periodicamente per fornire loro le conoscenze e le competenze per affrontare nel modo più corretto le questioni riguardanti il ciclo integrato dei rifiuti e la loro valorizzazione attraverso il riciclo meccanico.</p>
<p>&#8220;Nei convegni a cui partecipo quasi quotidianamente si discute sempre di raccolta differenziata e di obblighi di legge &#8211; ha proseguito Facciotto davanti a giornalisti toscani, ma anche ai comunicatori delle aziende gestori, socie e clienti Revet &#8211; ma non si parla mai del riciclo e quando se ne discute per lo più si presenta come un&#8217;opportunità ancora da cogliere&#8221;.</p>
<p>In Toscana c&#8217;è un&#8217;azienda che raccoglie e seleziona materiali con l&#8217;obiettivo esplicito di riciclarli, per immettere sul mercato ri-prodotti il cui valore aggiunto è proprio la rinnovabilità della materia posto post-consumo. &#8220;E se esiste un&#8217;azienda che queste cose già le fa &#8211; ha continuato il direttore generale del Consorzio nazionale per il riciclo degli imballaggi &#8211; significa che lo potrebbero fare anche altri&#8221;. Perche i bilanci economici di sistema e i bilanci ambientali di sistema dimostrano che si può avviare a riciclo anche quei materiali che attualmente non hanno un mercato (come le plastiche eterogenee), a patto che riciclo e recupero energetico partano almeno alla pari dal punto di vista degli incentivi.</p>
<p>Walter Facciotto ha anche ricordato che è necessario tenere sempre bene a mente che &#8220;la raccolta differenziata è solo uno strumento e non il fine. Il fine è il riciclo per cui se io raccolgo tantissimo in modo differenziato non è detto che lo faccia bene e che i miei sforzi siano serviti all&#8217;effettivo riciclo: la raccolta differenziata deve guardare sempre più alla qualità ed essere finalizzata al riciclo&#8221;.</p><p><a href="http://www.csambiente.it">Centro Servizi Ambiente</a>
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		<title>Il latte sprecato inquina ogni anno come 20.000 auto</title>
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		<pubDate>Thu, 17 May 2012 07:13:38 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p><p><a href="http://www.csambiente.it/green-economy/il-latte-sprecato-inquina-ogni-anno-come-20-000-auto/">Il latte sprecato inquina ogni anno come 20.000 auto</a></p><p>Che gli oli vegetali esausti non vadano gettati nello scarico è cosa nota, ma che dire degli avanzi di latte che finiscono di tanto in tanto nel lavandino? Secondo un recente studio realizzato dall’Università di… <a href="http://www.csambiente.it/green-economy/il-latte-sprecato-inquina-ogni-anno-come-20-000-auto/" class="read_more">Leggi</a></p></p><p><a href="http://www.csambiente.it">Centro Servizi Ambiente</a>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.csambiente.it/green-economy/il-latte-sprecato-inquina-ogni-anno-come-20-000-auto/">Il latte sprecato inquina ogni anno come 20.000 auto</a></p><div>Che gli oli vegetali esausti non vadano gettati nello scarico è cosa nota, ma che dire degli <strong>avanzi di latte</strong> che finiscono di tanto in tanto nel lavandino? Secondo un recente studio realizzato dall’Università di Edimburgo e pubblicato nella rivista “Nature Climate Change”, il latte sprecato che si riversa giù per lo scarico è responsabile di una produzione annua di <a title="CO2" href="http://www.greenstyle.it/tag/co2">CO2</a> pari a quella di 20.000 automobili.</div>
<div>
<p>Solo nel Regno Unito, infatti ogni anno vanno sprecate ben 360.000 tonnellate di latte, corrispondenti all’incirca a 100.000 tonnellate di <strong>anidride carbonica</strong>. Sarebbe proprio il caso di rivedere l’adagio che invita a non piangere sul latte versato, ma sono numerosi, secondo gli studiosi scozzesi, gli alimenti responsabili di emissioni sconsiderate di <a title="Gas serra, le news di Greenstyle" href="http://www.greenstyle.it/tag/gas-serra">gas serra</a>, a cominciare dal <a title="Polli allevati in gabbia, Burger King dice basta" href="http://www.greenstyle.it/polli-allevati-in-gabbia-burger-king-dice-basta-9098.html">pollo</a>.</p>
<p>Dimezzando la quantità di pollame consumata in Gran Bretagna e altri Paesi sviluppati, ad esempio, si potrebbe ridurre significativamente la quantità di <strong>ossido di azoto</strong> rilasciata in atmosfera, con benefici significativi per il <a title="Clima, le news di Greenstyle" href="http://www.greenstyle.it/tag/clima">clima</a>, dato che si tratta di un <strong>gas a effetto serra</strong> molto potente.</p>
<p>In particolare, se entro il 2020 il <strong>consumo medio annuo di pollo</strong> nei Paesi sviluppati calasse dagli attuali 26 kg a persona alla media giapponese di circa 12 kg pro capite, si potrebbe eliminare una quantità di <a title="Gas serra abbattuti, merito della crisi economica" href="http://www.greenstyle.it/gas-serra-abbattuti-merito-della-crisi-economica-9029.html">gas serra</a> pari a quella prodotta da 10 milioni di automobili:</p>
<blockquote><p>Il protossido d’azoto è il principale gas serra dall’agricoltura, che si può sensibilmente ridurre limitando i rifiuti agricoli e aumentando l’efficienza nelle produzioni – spiega David Reay dell’Università di Edimburgo, che ha condotto la ricerca – Mangiare meno carne e ridurre lo spreco di cibo può giocare un ruolo importante nel contribuire a limitare le emissioni di gas a effetto serra nonostante l’aumento della popolazione mondiale.</p></blockquote>
<p>Già, l’aumento di popolazione. È proprio la <strong>crescita demografica</strong> globale a preoccupare maggiormente i ricercatori, consapevoli che l’aumento della produzione di derrate alimentari finirà per forza di cose col mantenere elevate le emissioni di gas serra. Tuttavia, basterebbe una gestione più sostenibile del <a title="Cibo, le news di Greenstyle" href="http://www.greenstyle.it/tag/cibo-2">cibo</a>per contenere il problema:</p>
<blockquote><p>Attualmente circa il 30% del cibo viene sprecato a livello mondiale – sottolineano i ricercatori – Se riusciamo ad affrontare e risolvere questo problema, sarebbe come eliminare in modo permanente dalle nostre strade circa 20 milioni di automobili.</p></blockquote>
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		<title>La microplastica avvelena il Mediterraneo. Le più alte concentrazioni all’Elba, a Portofino e in Corsica</title>
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		<pubDate>Wed, 16 May 2012 14:11:59 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p><p><a href="http://www.csambiente.it/green-economy/la-microplastica-avvelena-il-mediterraneo-le-piu-alte-concentrazioni-all%e2%80%99elba-a-portofino-e-in-corsica/">La microplastica avvelena il Mediterraneo. Le più alte concentrazioni all’Elba, a Portofino e in Corsica</a></p><p>Similare la presenza di plastica per m2 rispetto al Noth Pacific Gyre, ma le particelle sono ancora più piccole
In occasione del festival di Cannes, &#8220;Expédition Med&#8221; propone tre filmati: &#8220;les dessous de Cannes&#8221;; &#8220;Cannes… <a href="http://www.csambiente.it/green-economy/la-microplastica-avvelena-il-mediterraneo-le-piu-alte-concentrazioni-all%e2%80%99elba-a-portofino-e-in-corsica/" class="read_more">Leggi</a></p></p><p><a href="http://www.csambiente.it">Centro Servizi Ambiente</a>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.csambiente.it/green-economy/la-microplastica-avvelena-il-mediterraneo-le-piu-alte-concentrazioni-all%e2%80%99elba-a-portofino-e-in-corsica/">La microplastica avvelena il Mediterraneo. Le più alte concentrazioni all’Elba, a Portofino e in Corsica</a></p><p>Similare la presenza di plastica per m2 rispetto al Noth Pacific Gyre, ma le particelle sono ancora più piccole</p>
<p>In occasione del festival di Cannes, &#8220;Expédition Med&#8221; propone tre filmati: &#8220;les dessous de Cannes&#8221;; &#8220;Cannes à bout de Soufle&#8221;; &#8220;Monaco, sous les yacths&#8221; per scoprire la situazione dei fondali marini in Costa Azzurra e l&#8217;origine delle tonnellate di rifiuti che vengono sversati regolarmente in mare «E che prefigurano la catastrofe ambientale che si svolge attualmente nel Mediterraneo».</p>
<p>Expédition Med presenta anche una preoccupante &#8220;Carte des déchets flottants (densité/unité de surface)&#8221; dell&#8217;insospettabile Marine Nationale francese che mostra preoccupanti concentrazioni di plastica davanti alla Costa Azzurra e intorno all&#8217;Isola d&#8217;Elba, con due &#8220;strisciate&#8221;: una parte da Bastia, in Corsica, e l&#8217;altra che attraversa l&#8217;Arcipelago Toscano da sud a nord.</p>
<p>Expédition Med spiega che «questi macro-rifiuti galleggianti (in plastica tra l&#8217;80 e il 90%) provengono in maggior parte da terra. Trasportati dai fiumi, dai venti e dalle acque di ruscellamento, sono, in un primo tempo, responsabili di una vera ecatombe animale che diventa urgente denunciare e fermare: 1 milione di uccelli marini e 100.000 mammiferi marini muoiono per i nostri rifiuti ogni anno».</p>
<p>Ma non è che l&#8217;inizio: «In seguito, si degradano progressivamente e si frammentano nell&#8217;ambiente marino in micro-particelle (5 mm). Le prime stime realizzate sulle iniziali campagne scientifiche dell&#8217;Expédition MED hanno valutato in una quantità di 290 miliardi il numero di microplastiche, galleggianti nei primi  10 &#8211; 15 cm d&#8217;acqua, che sono alla deriva nel Mediterraneo. Al di là della quantità sono gli impatti sulla biodiversità e i reali rischi sanitari che interessano il futuro con queste microplastiche».</p>
<p>Expédition Med presenta anche i risultati della ricerca &#8220;Neustonic microplastic and zooplankton in the North Western Mediterranean Sea&#8221;, pubblicati sul Marine Pollution Bulletin, dal quale vengono fuori preoccupanti dati sulla concentrazione di micro-plastiche intorno all&#8217;Elba.</p>
<p>La ricerca alla quale hanno lavorato scienziati del Mare Center, Laboratory of Oceanology, dell&#8217;università di Liegi (Belgio), della Stareso di Calvi (Corsica), dell&#8217;Institut français de recherche pour l&#8217;exploitation de la mer (Ifremer) e della stessa ‘‘Expédition Med&#8221;, evidenzia che nel 90% delle 40 stazioni di prelievo sono state trovate particelle di microplastica (dimensioni 0,333-5 mm) di vario tipo: «Per esempio, filamenti, polistirolo o film plastici sottili. Il 30% dei campioni conteneva più di 0,1 particelle/m<sup>2</sup>. Un totale di 4.371 particelle di microplastica, con un peso totale a secco di 7,9 g, sono state raccolte. Il peso medio delle microplastiche era di 1,81 mg per particella, con una concentrazione media di 2,02 mg/m<sup>2</sup>. Una concentrazione media di 0,116 particelle/m<sup>2</sup> osservata per l&#8217;area totale esaminata», cioè il Mediterraneo occidentale, dalle coste tirreniche italiane alla Costa Azzurra.</p>
<p>«I valori di abbondanza delle particelle di plastica fluttuano ampiamente tra le stazioni: 0 particelle/m<sup>2</sup> presso le stazioni 27-28-29-31 (parte Occidentale); 0,010 particelle/m<sup>2</sup> nella stazione 33 (Marsiglia); 0,892 particelle/m<sup>2</sup> alla stazione 9 (Isola d&#8217;Elba). Infatti, lo studio evidenzia che «Le più alte abbondanze (&gt; 0,36 particelle/m<sup>2</sup>) sono state osservate presso le &#8220;shelf stations&#8221; (Isola d&#8217;Elba e Portofino) associate alla direzione del vento e nella parte costiera di un transetto di 10 stazioni orientato perpendicolarmente alla costa occidentale della Corsica, dove una zona di convergenza è associata al Liguro-Provençal Front».</p>
<p>Comunque le concentrazioni delle microplastiche sono cambiate tra il primo ed il secondo periodo della ricerca, con un calo del livello medio (superiore a 0,05 particelle/m<sup>2</sup>) del 19% nelle stazioni campionate nella seconda fase della ricerca. «Questa differenza potrebbe essere legata all&#8217;impatto della velocità e direzione del vento &#8211; dicono i ricercatori belgi e francesi &#8211; Le concentrazioni di particelle microplastiche misurate durante la prima parte del sondaggio (media: 0,306 mg/m<sup>2</sup>; stazioni 1-24, area orientale) sono state 5 volte maggiori di quelle misurate durante la seconda parte del sondaggio (media: 0.060 mg/m<sup>2</sup>, stazioni di 25-41, area occidentale). Questa notevole differenza può essere spiegata dai cambiamenti drastici in condizioni di vento (vento forza 5-6 B) durante la seconda parte del sondaggio. Lo stress del vento provoca un conseguente aumento della miscelazione e della ridistribuzione verticale delle particelle di plastica negli strati superiori della colonna d&#8217;acqua».</p>
<p>L&#8217;abbondanza media di microplastica è più o meno la stessa stimata per il famigerato North Paciﬁc Gyre (0,334 particelle/m<sup>2</sup>), ma i valori sono significativamente superiori a quelli ottenuti in 20 anni di monitoraggio nel Mar dei Caraibi (0.001 particelle/m2) e nel Golfo del Maine (0,002 particelle/m<sup>2</sup>), così come nel North Atlantic Gyre (0.020 particelle/m<sup>2</sup>),dove la Subtropical Convergence è responsabile dell&#8217;accumulo di particelle galleggianti.</p>
<p>«È probabile che la grandi abbondanze di micro-frammenti ottenute in questa valutazione siano dovute alla configurazione specifica del sistema Mediterraneo semi-chiuso &#8211; spiegano i ricercatori &#8211; Il Mediterraneo è soggetto ad immissioni di rifiuti permanenti, come quella si verifica sulla piattaforma continentale del Golfo del Leone. Questa zona è interessata dal deflusso del fiume Rodano e da venti da NW (i venti di maestrale e tramontana) che trasportano i rifiuti verso le acque al largo».</p>
<p>I primi risultati suggeriscono però che il peso medio delle particelle del Mediterraneo nord Occidentale (1,81 mg) sia più piccolo rispetto a quelle del North Paciﬁc Gyre (14,97 mg), dove si trovano soprattutto microplastiche derivanti dalle attività della pesca. Nel Mediterraneo Toscano Ligure e Francese i frammenti di plastica proverrebbero invece in gran parte da terra e la loro dimensione ridotta (il 69% era più piccolo di 2 mm) «Potrebbe essere dovuta ad una  più intensa azione meccanica, ad un tempo di permanenza più lungo (con un&#8217;età superiore dei detriti) o ad un &#8221;fouling&#8221; più forte che ha a coinvolto detriti.</p>
<p>Fortunatamente, il peso dello zooplancton nell&#8217;area interessata dalla ricerca oscilla tra 0,041 e 1,81 mg/m<sup>2</sup>, e il rapporto medio tra il peso delle micro-plastiche e il mesozooplancton era di 0,5, «Relativamente basso rispetto ad altre regioni».</p>
<p>I ricercatori evidenziano che «Pochi studi hanno affrontato l&#8217;impatto della microplastica sugli organismi filtratori o altri animali planctivori. Una grande abbondanza di microplastica all&#8217;interno della zona fotica potrebbe al tempo stesso concorrere con il plancton e minaccialo. L&#8217;habitat neustonico (dei microrganismi che vivono nell&#8217;interfaccia acqua-aria, <em>ndr</em>) è una zona di alimentazione per vari organismi che catturano plancton attivamente o attraverso il filtraggio dell&#8217;acqua. Esperimenti di laboratorio dimostrano che anfipodi, crostacei e vermi possono ingerire microplastica. In questi esperimenti, frammenti di plastica sono stati  trovati nello stomaco degli animali da esperimento. Anche le salpe possono essere influenzate, perché non sono in grado di distinguere i frammenti di plastica dal plancton. Microplastiche sono state i trovate nelle viscere di alcuni pesci (Myctophidae, Stomiidae e Scomberesocidae) nel North Paciﬁc Gyre, con una media di 2,1 pezzi per pesce. Nel Mediterraneo, nel corso della presente indagine, micro-frammenti di plastica sono stati trovati nello stomaco di myctophids (Myctophum punctatum)».</p>
<p>Lo studio conclude affermando che «Molti aspetti della distribuzione e dell&#8217;impatto sull&#8217;ambiente delle microplastiche  richiedono ulteriori studi. Gli effetti fisiologici legati all&#8217;ingestione di plastica sono poco conosciuti, come lo sono le implicazioni dell&#8217;ingestione di plastica per la catena alimentare. Le microplastiche  possono essere un vettore significativo di sostanze chimiche lipofile (Pop) e una fonte di sostanze inquinanti, quali polietilene, polipropilene, e polifenoli che possono potenzialmente influire sugli organismi. Sono necessari ulteriori studi per valutare i meccanismi di trasferimento di questi composti dalla plastica agli organismi zooplanctonici alla base della catena alimentare. Inoltre, i frammenti di plastica possono agire come substrati per consentire il trasporto di specie aliene».</p>
<p>&nbsp;</p><p><a href="http://www.csambiente.it">Centro Servizi Ambiente</a>
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		<title>I falsi amici del riciclo: etichette coprenti, opacizzanti e PLA</title>
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		<pubDate>Tue, 15 May 2012 10:10:11 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p><p><a href="http://www.csambiente.it/green-economy/i-falsi-amici-del-riciclo-etichette-coprenti-opacizzanti-e-pla/">I falsi amici del riciclo: etichette coprenti, opacizzanti e PLA</a></p><p>Etichette coprenti, Pet opaco e Pla rappresentano delle criticità non indifferenti per le filiere di riciclo delle plastiche. L&#8217;argomento è stato trattato nel corso del tavolo della qualità che Revet ha promosso lunedì, invitando i… <a href="http://www.csambiente.it/green-economy/i-falsi-amici-del-riciclo-etichette-coprenti-opacizzanti-e-pla/" class="read_more">Leggi</a></p></p><p><a href="http://www.csambiente.it">Centro Servizi Ambiente</a>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.csambiente.it/green-economy/i-falsi-amici-del-riciclo-etichette-coprenti-opacizzanti-e-pla/">I falsi amici del riciclo: etichette coprenti, opacizzanti e PLA</a></p><p>Etichette coprenti, Pet opaco e Pla rappresentano delle criticità non indifferenti per le filiere di riciclo delle plastiche. L&#8217;argomento è stato trattato nel corso del tavolo della qualità che Revet ha promosso lunedì, invitando i vertici del consorzio nazionale per il riciclo e recupero delle plastiche (Corepla) con amministratori, comunicatori e tecnici delle aziende socie e clienti.</p>
<p>&#8220;Il mercato è frenetico &#8211; ha spiegato <strong>Marco Alberti</strong> di Corepla &#8211; sarebbe necessario standardizzare e fornire ai produttori parametri entro i quali le scelte di marketing possano agire senza pregiudicare la futura valorizzazione del materiale una volta consumato&#8221;. Gli esempi sono noti a tutti: prima di tutto le <strong>etichette coprenti</strong> che rivestono quasi interamente i contenitori in Pet: queste etichette sono quasi sempre in pvc o in altri polimeri che impediscono ai visori ottici di riconoscerli come Pet e dunque li dirottano nella frazione del plasmix (plastiche miste), perdendo così importanti quantitativi di plastiche nobili (Corepla stima nel 2011 una raccolta pari a 5500 tonnellate di confezioni con etichette coprenti).</p>
<p>Avendo un alto potere corrosivo anche i contenitori in <strong>Pet opaco</strong> che si sono da poco affacciate sul mercato, creano problemi agli estrusori e sono più difficilmente riciclabili. &#8220;Anche in questo caso &#8211; ha chiosato Alberti &#8211; sarebbe già una vittoria se venisse utilizzata da tutti la medesima sostanza opacizzante , almeno potremo studiare come affrontare tale criticità, ma se dopo il biossido d&#8217;azoto venissero usati altri opacizzanti ci troveremmo sempre a rincorrere soluzioni&#8221;.</p>
<p>Infine il <strong>PLA, il polimero biodegradabile </strong>derivato da sostanze naturali che è stato utilizzato da un&#8217;importante azienda italiana per imbottigliare la propria acqua minerale, scelta accompagnata e sottolineata nel suo teorico valore ecologico da una massiccia comunicazione. Il problema però è che se i cittadini conferiscono le bio bottle nei contenitori del multimateriale insieme alla plastica, anziché nei contenitori dell&#8217;umido, il risultato è una contaminazione organica delle plastiche che ne rende difficile il riciclo.</p><p><a href="http://www.csambiente.it">Centro Servizi Ambiente</a>
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		<title>Rapporto sul recupero energetico da rifiuti urbani in Italia</title>
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		<pubDate>Mon, 14 May 2012 12:54:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>csa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Green Economy]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><p><a href="http://www.csambiente.it/green-economy/rapporto-sul-recupero-energetico-da-rifiuti-urbani-in-italia/">Rapporto sul recupero energetico da rifiuti urbani in Italia</a></p><p>l rapporto sull&#8217;energia recuperata dai rifiuti urbani è giunto alla sua terza edizione, grazie alla collaborazione tra Enea e Federambiente

Il rapporto sul recupero energetico da rifiuti urbani in Italia dà risposta a diverse domande… <a href="http://www.csambiente.it/green-economy/rapporto-sul-recupero-energetico-da-rifiuti-urbani-in-italia/" class="read_more">Leggi</a></p></p><p><a href="http://www.csambiente.it">Centro Servizi Ambiente</a>
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<p>Il rapporto sul recupero energetico da rifiuti urbani in Italia dà risposta a diverse domande e bisogni informativi sull&#8217;energia recuperata dall&#8217;incenerimento di rifiuti urbani, nel corso nel 2009, anno in cui è stato incenerito il 12,7% dei rifiuti urbani raccolti in Italia.</p>
<p>Dei 398 impianti di termovalorizzazione presenti in Europa, 53 sono italiani, (50 effettivamente funzionanti), dotati di 102 linee e di una capacità complessiva di trattamento pari a 7.123.316. tonnellate/anno, pari a 21.693 tonnellate/giorno, con una capacità termica di 2.925 Megawatt ed una potenza elettrica di 783 Megawatt.</p>
<p><img src="http://www.arpat.toscana.it/notizie/arpatnews/2012/092-12/tabella-1.gif/image" alt="tabella 1" width="443" height="561" /></p>
<p>La capacità media nominale di trattamento degli impianti di termovalorizzazione italiana è di poco superiore alle 400 t/g, corrispondenti a circa 135.000 t/a , 24 impianti hanno capacità compresa tra 100 e 300 t/g e 17 sono quelli con capacità compresa tra 300 e 600 t/g, 3 gli impianti che hanno una capacità inferiore a 100 t/g e 6 quelli che hanno una capacità superiore a 600 t/g. Valutando invece il carico termico si può dire che 33 impianti su 53 hanno una capacità inferiore a 50 MW, 16 impianti ricadono tra 50 e 100 MW mentre solo 4 dispongono di una capacità superiore a 100 MW.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La tecnologia impiegata dai termovalorizzatori presenti nel nostro paese, si tratta di impianti per una buona parte (circa 20%) realizzati prima degli anni ’80, è riconducibile sostanzialmente alle seguenti tipologie: combustori a griglia, a letto fluido, a tamburo rotante. La combustione a griglia è l’apparecchiatura più diffusa mentre il gassificatore quella meno utilizzata.</p>
<p>Nel corso dell’indagine per la stesura del rapporto sul recupero energetico da rifiuti urbani sono state valutate anche le tecnologie di trattamento dei diversi inquinanti (polveri, gas acidi, microinquinanti e NOx e le soluzioni impiantistiche per la depurazione dei fumi. E’ emerso un quadro vario nel quale i sistemi di trattamento sono combinati con modalità diverse in relazione alla tipologia di impianto (età, dimensioni, particolari esigenze o vincoli); nella sostanza le principali tecniche impiegate risultano essere la depolverizzazione con vari tipi di filtri, la rimozione dei gas acidi con sistemi “a secco” o “semisecco” o “umido” e la riduzione degli ossidi di azoto con azione selettiva non catalitica o catalitica.</p>
<p>La tipologia di rifiuti trattati nel 2010 dagli impianti di termovalorizzazione è costituita per la quota maggiore (47,8%) da RUI (rifiuti urbani indifferenziati) seguiti dalla frazione secca (FS) e dal combustibile da rifiuti (CDR) (34,2%) la restante parte (18% circa) è rappresentato dai rifiuti speciali comprensivi dei sanitari.</p>
<p>Va evidenziato come dal rapporto emerge che il potere calorifero PCI medio è pari a circa 12,0 MJ/Kg, superiore a quello che si riscontra a livello europeo. Ciò sembra dovuto al fatto che sono presenti frazioni pretrattate, in particolare CDR, con potere calorifero piuttosto elevato.</p>
<p>Le scorie prodotte vengono sempre più recuperate rispetto agli anni precedenti dove sembrava prevalere la tecnica dello smaltimento. Le scorie vengono utilizzate come materia prima per la produzione di cemento.</p>
<p>In conclusione si può affermare che dallo studio emerge una situazione in sostanza invariata rispetto agli anni precedenti, tutti gli impianti censiti, fatta eccezione per quello di Rufina, in provincia di Firenze e quello di Messina, effettuano il recupero energetico, principalmente sotto forma di produzione di energia elettrica.</p>
<p>La produzione d&#8217;elettricità generata dai termovalorizzatori è passata da 2.436 a 3.887 Gwh; nello stesso periodo la produzione d&#8217;energia termica è cresciuta da 560 a 1.1212 Gwh.</p>
<p>Visualizza il <a href="http://www.enea.it/it/produzione-scientifica/pdf-volumi/v2012-recuperoenergeticorifiuti.pdf">Rapporto sul recupero energetico da rifiuti urbani in Italia</a></p>
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		<title>&#8220;La quantità da sola senza qualità non paga&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 10 May 2012 10:37:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>csa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Green Economy]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><p><a href="http://www.csambiente.it/green-economy/corepla-allincontro-promosso-da-revet-la-quantita-da-sola-senza-qualita-non-paga/">&#8220;La quantità da sola senza qualità non paga&#8221;</a></p><p>Lavorare sulla qualità della raccolta differenziata delle plastiche finalizzandola il più possibile al riciclo. E&#8217; stata questa la parola d&#8217;ordine dei dirigenti del Corepla, il Consorzio nazionale per il riciclo e recupero delle plastiche intervenuti… <a href="http://www.csambiente.it/green-economy/corepla-allincontro-promosso-da-revet-la-quantita-da-sola-senza-qualita-non-paga/" class="read_more">Leggi</a></p></p><p><a href="http://www.csambiente.it">Centro Servizi Ambiente</a>
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&#8220;La quantità da sola senza qualità non paga &#8211; ha spiegato Di Molfetta &#8211; l&#8217;esempio è la Val d&#8217;Aosta che nel 2011 ha raccolto ben 23 chili di imballaggi in plastica per abitante ma ha ricevuto zero corrispettivi per l&#8217;altissima presenza di frazione estranea &#8220;. Se dunque è vero come dice anche il sito Revet che il primo passo è dei cittadini, è però bene sapere che i passi da compiere sono tantissimi: serve una buona separazione dei materiali nelle case, un giusto conferimento nei contenitori o nei sacchetti del porta a porta, ma serve anche una logistica intelligente che per esempio non pressi troppo i materiali danneggiandoli e rendendoli difficili o, a volte impossibili ,da riciclare.</p>
<p>E infine è fondamentale una buona selezione allo scopo di confezionare balle il più possibile omogenee di materiale da avviare a riciclo. Nel corso del tavolo della qualità Corepla ha ribadito anche le ultime novità sancite nell&#8217;accordo Anci Conai che ha inserito anche i piatti e bicchieri monouso in plastica tra le raccolte differenziate. La raccomandazione è quella di sciacquare e togliere qualsiasi residuo prima di conferirli nel contenitore del multi materiale.</p>
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		<title>Eco-innovazione Ue: 34,8 milioni di euro Ue per la commercializzazione di soluzioni verdi</title>
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		<pubDate>Wed, 09 May 2012 14:08:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>csa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Green Economy]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><p><a href="http://www.csambiente.it/green-economy/eco-innovazione-ue-348-milioni-di-euro-ue-per-la-commercializzazione-di-soluzioni-verdi/">Eco-innovazione Ue: 34,8 milioni di euro Ue per la commercializzazione di soluzioni verdi</a></p><p>In occasione della giornata informativa del Cip eco-innovazione, la Commissione europea ha reso noto oggi un invito a presentare proposte per progetti ecoinnovativi con una dotazione di 34,8 milioni di euro e informa che &#8220;Le… <a href="http://www.csambiente.it/green-economy/eco-innovazione-ue-348-milioni-di-euro-ue-per-la-commercializzazione-di-soluzioni-verdi/" class="read_more">Leggi</a></p></p><p><a href="http://www.csambiente.it">Centro Servizi Ambiente</a>
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<p>L&#8217;invito è incentrato su cinque settori prioritari: riciclaggio dei materiali; acqua; prodotti sostenibili per l&#8217;edilizia; imprese verdi; settore alimentare e delle bevande.</p>
<p>&#8220;L&#8217;invito &#8211; spiega una nota della Commissione Ue &#8211; è rivolto in particolare alle piccole e medie imprese che hanno sviluppato un prodotto, un processo o un servizio ecologico innovativo che stenta ancora a collocarsi sul mercato&#8221;.</p>
<p>Sono pronti al varo circa 50 progetti selezionati dall&#8217;invito del 2011 a presentare proposte, mentre oltre 140 sono già stati avviati. Tra gli esempi di progetti in corso ci sono la conversione di vecchi televisori in tegole, nuovi meccanismi per la raccolta differenziata, un imballaggio ecologico per il latte e una nuova tecnica per riciclare i tessuti.</p>
<p>L&#8217;eco-innovazione è finanziata nell&#8217;ambito del programma per la competitività e l&#8217;innovazione (Cip) ed ha una dotazione di circa 200 milioni di euro per il periodo 2008 2013. Il Cip sostiene prodotti tecnologicamente collaudati che contribuiscono a fare un uso migliore delle risorse naturali europee. L&#8217;eco innovazione è un elemento verde del Cip e partecipa al piano d&#8217;azione per l&#8217;eco-innovazione (EcoAp). Il programma è gestito dall&#8217;Agenzia esecutiva per la ricerca e l&#8217;Agenzia esecutiva per la competitività e l&#8217;innovazione (EacI).</p>
<p>Janez Potočnik, commissario Ue all&#8217;l'ambiente, ha detto: &#8220;Negli ultimi quattro anni il Cip eco-innovazione ha aiutato più di un centinaio di nuovi prodotti ecologici a entrare sul mercato. Il programma dimostra come, con un adeguato supporto, le imprese siano in grado di contribuire alla crescita delle nostre economie in un modo sostenibile dal punto di vista ambientale. Invito soprattutto le PmiI a presentare domanda di finanziamento, poiché svolgono un ruolo essenziale nella crescita dell&#8217;economia dell&#8217;Ue e considerando che l&#8217;anno scorso oltre il 65% delle domande proveniva da questo settore&#8221;.</p><p><a href="http://www.csambiente.it">Centro Servizi Ambiente</a>
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		<title>Packaging: 3 su 4 si recuperano</title>
		<link>http://www.csambiente.it/green-economy/packaging-3-su-4-si-recuperano/</link>
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		<pubDate>Tue, 08 May 2012 09:23:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>csa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><p><a href="http://www.csambiente.it/green-economy/packaging-3-su-4-si-recuperano/">Packaging: 3 su 4 si recuperano</a></p><p>L&#8217;assemblea dei consorziati Conai ha approvato il 24 aprile il Bilancio e la Relazione di gestione relativa al 2011, da cui emerge un quadro positivo per la filiera del recupero e riciclo di imballaggi, oltre… <a href="http://www.csambiente.it/green-economy/packaging-3-su-4-si-recuperano/" class="read_more">Leggi</a></p></p><p><a href="http://www.csambiente.it">Centro Servizi Ambiente</a>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.csambiente.it/green-economy/packaging-3-su-4-si-recuperano/">Packaging: 3 su 4 si recuperano</a></p><p>L&#8217;assemblea dei consorziati Conai ha approvato il 24 aprile il Bilancio e la Relazione di gestione relativa al 2011, da cui emerge un quadro positivo per la filiera del recupero e riciclo di imballaggi, oltre che per l&#8217;ambiente, dato che 3 imballaggi su quattro oggi non finiscono in più discarica, contro circa la metà di solo dieci anni fa.</p>
<p>Il <strong>riciclo meccanico</strong> è aumentato dell&#8217;1,1% a 7,42 milioni di tonnellate, a fronte di una crescita dell&#8217;immesso al consumo di mezzo punto percentuale. Se poi prendiamo i soli imballaggi in materiale plastico, la crescita del riciclo si attesta addirittura al +6,4% da 715.000 a 761.000 tonnellate, grazie principalmente all’incremento del riciclo delle frazioni di plastiche miste a base poliolefinica, oltre che ad una migliore qualità della raccolta e selezione, che ha consentito di riutilizzare una maggiore quantità di materiale.</p>
<p>Fonte: Conai</p>
<p>Anche l&#8217;anno scorso, quindi, sono stati raggiunti e superati gli<strong> obiettivi di legge</strong>: il rapporto tra imballaggi riciclati e quelli immessi al consumo è stato pari al 64,7%, con la plastica tradizionalmente più indietro, seppur in progressione: 36,7% nel 2011 contro il 34,5% del 2010. Va detto che non tutto il riciclo di imballaggi passa attraverso il sistema Conai: nel 2011, anzi, la quota attribuita al sistema consortile è stata di circa il 47%, mentre il restante è stato trattato da soggetti indipendenti, con un trend &#8211; in quest&#8217;ultimo caso- in crescita.</p>
<p>Occorre poi considerare il <strong>recupero energetico</strong>, che nonostante una flessione del 2,6%, ha toccato l&#8217;anno scorso 1.152.000 tonnellate, di cui la parte del leone la fa in questo caso la plastica, con 720.000 t (-3,2% rispetto al 2010).</p>
<p>Sommando riciclo meccanico e recupero energetico si ottiene il <strong>recupero complessivo</strong>, ovvero il volume di rifiuti da imballaggi sottratti alla discarica. Nel 2011 questo aggregato è cresciuto leggermente (+0,6%) per toccare 8,57 milioni di tonnellate, ovvero il 74,8% dell&#8217;immesso al consumo. Per quanto concerne i soli imballaggi in plastica, i volumi sono aumentati nel complesso dell&#8217;1,5% a 1,48 milioni di tonnellate, pari al 71,4% dell&#8217;immesso al consumo.</p>
<p>Il bilancio Conai riporta anche i dati della gestione. Il Bilancio l&#8217;anno scorso si è chiuso con un <strong>avanzo di esercizio</strong> di 629mila euro contro una perdita di 33mila nell&#8217;esercizio precedente. I ricavi sono infatti stati pari a 26,8 milioni (23,6 milioni nel 2011), mentre i costi sono passati da 23,6 a 26,1 milioni. Un risultato raggiunto nonostante il sostanziale alleggerimento dei Contributi Ambientali (<strong>CAC</strong>), che al netto dei rimborsi per l&#8217;export sono stati di 482,8 milioni di euro, ovvero l’8,3% in meno del 2010, a fronte di un incremento del 2,4% dei quantitativi assoggettati.</p>
<p>La riduzione dipende in larga parte dal taglio del <strong>Contributo per gli imballaggi in plastica</strong>: questo è infatti passato da 160 a 140 euro/ton a partire dal 1° luglio 2011, comportando una riduzione dell&#8217;ammontare complessivo del 15,6% a 291,98 milioni di euro. Nonostante il ridimensionamento del contributo, la plastica resta sempre il materialche che contribuisce maggiormente al sistema consortile, rappresentando il 62% del totale, contro il 19,3% della carta e il 10,5% del vetro.</p>
<p>Per quanto concerne la platea dei <strong>consorziati</strong>, al 31 dicembre 2011 raccoglieva 1.466.888 aziende, vale a dire 8.122 in più di un anno prima. La stragrande maggioranza sono utilizzatori (1.457.930), mentre i produttori ammontano a 8.598, 2.795 dei quali nel settore delle materie plastiche.</p><p><a href="http://www.csambiente.it">Centro Servizi Ambiente</a>
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		<title>Università ed imprese insieme per una crescita &#8220;green&#8221;: 60 milioni di euro di finanziamenti dal ministero dell’Ambiente</title>
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		<pubDate>Tue, 08 May 2012 09:03:14 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Green Economy]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><p><a href="http://www.csambiente.it/green-economy/universita-ed-imprese-insieme-per-una-crescita-green-60-milioni-di-euro-di-finanziamenti-dal-ministero-dell%e2%80%99ambiente/">Università ed imprese insieme per una crescita &#8220;green&#8221;: 60 milioni di euro di finanziamenti dal ministero dell’Ambiente</a></p><p>Progetti green per rilanciare la crescita nella direzione della sostenibilità, selezionati e finanziati con un bando del ministero dell&#8217;Ambiente, della Tutela del territorio e del Mare, che sono stati presentati al Politecnico di Milano. «Si… <a href="http://www.csambiente.it/green-economy/universita-ed-imprese-insieme-per-una-crescita-green-60-milioni-di-euro-di-finanziamenti-dal-ministero-dell%e2%80%99ambiente/" class="read_more">Leggi</a></p></p><p><a href="http://www.csambiente.it">Centro Servizi Ambiente</a>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.csambiente.it/green-economy/universita-ed-imprese-insieme-per-una-crescita-green-60-milioni-di-euro-di-finanziamenti-dal-ministero-dell%e2%80%99ambiente/">Università ed imprese insieme per una crescita &#8220;green&#8221;: 60 milioni di euro di finanziamenti dal ministero dell’Ambiente</a></p><p>Progetti green per rilanciare la crescita nella direzione della sostenibilità, selezionati e finanziati con un bando del ministero dell&#8217;Ambiente, della Tutela del territorio e del Mare, che sono stati presentati al Politecnico di Milano. «Si tratta di iniziative con cui il Paese può sviluppare la crescita economica attraverso risorse e competenze italiane. Con il sostegno del ministero dell&#8217;Ambiente e con programmi assieme ad altri ministeri, il Governo vuole valorizzare le capacità di innovazione, brevettazione e creazione di spin-off dalle università verso le imprese» ha dichiarato il ministro dell&#8217;Ambiente, Corrado Clini.</p>
<p>Sono state 284 le domande di finanziamento pervenute, con una richiesta di 120 milioni di euro; i progetti ammessi al cofinanziamento statale sono stati 52, con 26,9 milioni di euro e un investimento complessivo di 60 milioni.  I finanziamenti sono stati ripartiti in quattro settori: il 46,2% alla produzione da fonti rinnovabili, il 34% all&#8217;efficienza energetica, il 13,5% all&#8217;idrogeno e il 5,8% alla mobilità sostenibile.</p>
<p>Il Politecnico di Milano ha ricevuto 5 milioni di euro per il progetto &#8220;Renewable heating and cooling labs&#8221; (Relab): si tratta della costruzione di un edificio alla sede universitaria di Milano Bovisa con l&#8217;obiettivo di giungere alla certificazione di rese e consumi energetici delle pompe di calore e dei sistemi solari. Relab, sotto la supervisione dei docenti del Dipartimento di Energia, darà lavoro a dieci persone (ricercatori, assegnisti e dottorandi) per 36 mesi. Tra gli altri progetti finanziati, &#8220;Prime&#8221; dell&#8217;Enel per la ricarica delle auto elettriche, il Dyecells per i vetri fotovoltaici con Dyesol, Permasteelisa e altri investitori, le auto alimentate a idrometano con energia solare studiate dalla Fiat, il collettore termico Sahara, i biocombustibili da legno della Chemtex, il ricupero energetico dell&#8217;olio da frittura coordinato dalla Recoil.</p>
<p>Nell&#8217;occasione il ministro Clini ha rivendicato la scelta del Governo di &#8220;decarbonizzare&#8221; l&#8217;economia entro il 2050: «Nel piano nazionale di riforma abbiamo inserito come volano della crescita la decarbonizzazione all&#8217;interno della &#8220;road map&#8221; europea. Obiettivo è aumentare l&#8217;efficienza energetica particolarmente in agricoltura, trasporti, energia». Il ministro tra l&#8217;altro ha annunciato entro l&#8217;estate direttive europee per misure fiscali che favoriscano lo &#8220;shift&#8221; tra la struttura energetica attuale e una con la giusta competitività tra tecnologie tradizionali e rinnovabili. A queste direttive, dice Clini, fa riferimento anche il Documento di economia e finanza del Governo: «Nella Delega fiscale abbiamo inserito misure con l&#8217;obiettivo di spostare la fiscalità dal lavoro alla protezione dell&#8217;ambiente, come la &#8220;carbon tax&#8221;, per aprire la concorrenza tra le fonti e dare un prezzo alle emissioni inquinanti».</p><p><a href="http://www.csambiente.it">Centro Servizi Ambiente</a>
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		<title>Tavolo qualità Revet sulle plastiche: Criticità di alcuni imballaggi in rapporto alla possibilità di riciclo (ad esempio Pla, etichette coprenti&#8230;)&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 04 May 2012 13:09:48 +0000</pubDate>
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Per i tecnici delle aziende socie e clienti sarà dunque un&#8217;occasione per capire come affinare procedure che finalizzino sempre di più la raccolta all&#8217;effettivo riciclo. Allo stesso modo per i comunicatori l&#8217;incontro sarà fondamentale per realizzare una comunicazione corretta ed efficace e quanto più omogenea possibile tra i vari gestori.</p><p><a href="http://www.csambiente.it">Centro Servizi Ambiente</a>
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